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               Ustica  L'isola | La storia | La riserva | Le tradizioni
L’ISOLA
Dalle acque limpide e incontaminate del Tirreno, emerge il profilo scuro ed aspro di un grande vulcano sommerso che i romani chiamarono Ustum, bruciata. Soltanto 9 kmq di superficie, distanti 36 miglia marine dalla costa palermitana, delimitano un incantevole susseguirsi di faraglioni, grotte, calette, splendide insenature e vari terrazzamenti dai quali affiorano residui di antichi apparati vulcanici (Monte Guardia dei Turchi, Monte della Folconiera, Monte Costa del Fallo).
Il mare e la terra hanno plasmato le esperienze degli uomini che la abitano, tanto da lasciarne profondamente intrisi il loro patrimonio di usi e le loro credenze popolari. Alla faticosa attività della pesca si alterna la coltivazione di uve autoctone, di grano, di fichidindia e di capperi che, quasi ovunque, dipingono macchie di rigogliosa flora mediterranea.
Il fascino discreto dell’entroterra, a tratti costellato di deliziose casette perfettamente integrate con il paesaggio di Ustica, si scopre durante rilassanti passeggiate ecologiche. Partendo dal centro abitato si percorre la strada costiera fino al piccolo acquario, (zona di Riserva Integrale “A”) per osservare tutte le specie animali e vegetali della riserva; nei pressi di Punta Spalmatore ci si può immergere nelle piscine naturali, le cui acque comunicano con il mare attraverso un passaggio sotterraneo. Il museo archeologico e la fortezza borbonica, a sud di Ustica, sono i luoghi dove rivive la storia di questa terra.





LA STORIA
Grazie alla sua posizione strategica, Ustica fu scelta come terra di scambi marittimi e commerciali già al tempo dei Fenici, che qui costruivano le proprie necropoli. Per Greci e Cartaginesi l’isola fu essenzialmente luogo di prigionia, evolutosi poi in località di villeggiatura sotto i Romani che, ispirati al paesaggio naturale, la battezzarono Ustum: bruciata. Testimonianze archeologiche raccontano che pirati saraceni usassero l’approdo all’isola come rifugio per i propri velieri, al fine di tendere attacchi a sorpresa agli sfortunati avventurieri. Intorno al 1760 i Borboni riuscirono ad insediarvisi stabilmente, dopo la cacciata dei turchi colonizzatori. Segni di questo ulteriore passaggio sono visibili nelle fortificazioni lungo il versante sud di Ustica dove dominano due torri di guardia, di cui una è oggi sede del Museo Archeologico. Oltre a fortificarla, i Borboni ne promossero un progressivo popolamento da parte di un gruppo di famiglie provenienti dalle Eolie, un nucleo di siciliani e alcune centinaia di soldati volontari. Questi nuovi colonizzatori diedero vita alla piccola comunità che oggi conta un migliaio di abitanti. Il percorso storico di Ustica si completa con la figura di Antonio Gramsci che qui trascorse gli anni del suo esilio politico, raccontato attraverso lettere alla famiglia intrise di sofferta riflessione sulla situazione italiana di allora.







LA RISERVA
Istituita nel 1986 e gestita dal Comune, la riserva marina di Ustica è la prima in Italia. I risultati di successo conseguiti fino ad oggi la rendono motore di importanti iniziative orientate allo sviluppo dell’isola. L’annuale Rassegna Internazionale delle attività subacquee si corona di importanti manifestazioni a favore della ricerca marina e dello sport, attirando migliaia di turisti soprattutto durante la stagione estiva.
Grazie ai divieti di pesca, le specie ittiche sono state preservate e popolano liberamente l’universo incontaminato di questa parte di mare, esibendo, accanto ai comuni saraghi, scorfani e cernie anche una presenza rara, quella delle tartarughe e dei pesci luna. La particolarità dei fondali usticesi rapisce per la varietà delle sue forme, la perfezione dei colori, per la vita che vi esplode dentro; e se la fame di emozioni spinge oltre, oltre la vita, oltre l’immagine, allora si segua l’onda del malinconico cimitero di relitti, inabissati secoli fa: l’itinerario archeologico di Punta Gavazzi.
Per allontanare il rischio di deterioramento delle formazioni geologiche e minerali (preziosa la vita del corallo nero e della Posidonia oceanica), è stata delimitata un’ampia area di riserva integrale (zona A), che si estende da Cala dello Spalmatore a Punta Megna; diversamente, nella zona B, da Punta Gavazzi a Punta Omo Morto, è permessa la pesca dolce.






LE TRADIZIONI
La cultura popolare dell’isola conserva i segni di un passato che ritorna, testimoniando ogni volta una volontà di adesione al sacro che si manifesta in riti e feste religiose di alto coinvolgimento emotivo. Alla vita e ai miracoli dei Santi la comunità di Ustica riserva una forma di culto particolare, fatto non solo di devozione ma anche di spettacolarità.
Il 24 agosto il simulacro di S. Bartolomeo apostolo, rinominato affettuosamente “Bartolicchio”, viene condotto in processione per le strade del piccolo paese; è il momento in cui si rinnova il ricordo del martirio di Bartolomeo, scorticato e crocifisso per ordine del fratello del re di Albanopoli, da lui convertito. Alla processione seguono i consueti fuochi d’artificio che fanno da coronamento alle manifestazioni in atto durante tutta la giornata.
Un’altra sentita ricorrenza è quella della festa di S. Giuseppe in cui tre figuranti, nelle vesti di Giuseppe, Gesù e Maria, che rappresentano i “poveri” del paese, vengono invitati a sedersi ad una tavola riccamente imbandita dalla comunità. L’uso di condividere la tavola con chi richiede assistenza è un rito antico legato al valore cristiano della solidarietà.


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